Il biochimico Martin Jinek si aggiudica il premio scientifico svizzero Marcel Benoist 2026

Il biochimico Martin Jinek è stato insignito del premio scientifico svizzero Marcel Benoist per le sue scoperte sui processi cellulari che hanno permesso all’editing genomico di affermarsi.
Il premio scientifico svizzero Marcel Benoist, del valore di 250 000 franchi, è considerato il premio Nobel elvetico. Quest’anno è Martin Jinek, professore di biochimica all’università di Zurigo, ad aggiudicarsi l’ambito riconoscimento per la sua eccellente attività di ricerca sui sistemi molecolari guidati dall’RNA (acido ribonucleico), in grado di agire in modo mirato sul patrimonio genetico delle cellule, e la loro appli-cazione nell’editing genomico.
Insieme ad altri ricercatori, Martin Jinek ha contribuito in modo determinante a trasformare il sistema naturale CRISPR-Cas9 in uno strumento programmabile per la modifica mirata del DNA. Da ciò è nata la tecnologia CRISPR-Cas9 per l’editing genomico, nota anche come «forbici genetiche», che nel 2020 è valsa a Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier il Premio Nobel per la Chimica.
Alcuni anni prima Jinek aveva lavorato come post-dottorando nel laboratorio di Doudna all’Università della California a Berkeley e contribuito in modo determinante a una pubblicazione dei due gruppi di ri-cerca sulle «forbici genetiche». Era stato primo autore, insieme a Krzysztof Chylinski del gruppo di ri-cerca di Charpentier, dell’articolo «A Programmable Dual-RNA–Guided DNA Endonuclease in Adaptive Bacterial Immunity», in cui nel 2012 i ricercatori avevano pubblicato i loro risultati.
Una grande intuizione
All’epoca è già noto che esistono diversi sistemi di difesa batterica, i sistemi CRISPR. Jinek riesce a dimostrare che in uno di questi la proteina Cas9 agisce come proteina che taglia il DNA: si tratta della cosiddetta nucleasi.
Jinek e colleghi dimostrano che è tuttavia necessaria una combinazione di Cas9 e più molecole di RNA. Il cosiddetto «RNA guida» ha il compito di indirizzare Cas9 nel punto corretto del genoma dei virus. Jinek progetta sistematicamente diversi RNA guida per dirigere le «forbici genetiche» in differenti punti del DNA. E funziona. Inoltre, riesce a combinare le molecole necessarie in un unico RNA.
Così, nel corso del progetto, diventa sempre più chiaro che il gruppo di ricerca guidato da Jinek ha intui-to qualcosa di grande. Non è più solo ricerca di base per comprendere un sistema batterico. I ricercatori si accorgono di aver trovato uno strumento che possono sviluppare e che promette molteplici usi nella biotecnologia o nella terapia genica per indurre modificazioni genetiche.
«È stato un momento speciale quando mi sono seduto nell’ufficio di Jennifer Doudna e le ho presentato i risultati della mia ricerca», ricorda Jinek. «Le ho detto: “Credo che CRISPR-Cas9 possa servire per l’editing genomico. Possiamo programmare quali segmenti di DNA devono essere tagliati”». Lei intuisce immediatamente il potenziale e dice: «Metti tutto per iscritto!»
Rimanere con i piedi per terra
Nel 2012 la pubblicazione fa molto scalpore. Ma Jinek, retrospettivamente, rimane sereno: «È stato un periodo particolare e molto impegnativo. Ma era importante rimanere con i piedi per terra: avevamo anco-ra tanto da fare, molte cose andavano capite meglio». Il lavoro prosegue a pieno ritmo e si rivela nuo-vamente un successo. Dopo la seconda pubblicazione, bastano pochi mesi al team di Doudna e ad altri gruppi di ricerca in tutto il mondo per dimostrare, su diversi organismi, che il metodo funziona.
Per Martin Jinek, tuttavia, è il momento di voltare pagina. Il suo post-dottorato è terminato e si prospetta il passo successivo: fondare un proprio gruppo di ricerca. Jinek torna in Europa. Durante il colloquio di lavoro presso l’Istituto di Biochimica dell’Università di Zurigo, si sente subito a suo agio nel gruppo e vede bene accolta la sua ricerca. Nel 2013 vi fonda il proprio laboratorio.
Dalla teoria all’applicazione
Ormai CRISPR-Cas9 non è più soltanto uno strumento teorico della biotecnologia. Questo metodo viene studiato in agricoltura per selezionare varietà vegetali resistenti alle malattie. In medicina, è già entrato nella pratica clinica. Nel 2023 è stata approvata la prima terapia genica CRISPR. Oggi viene impiegata contro la beta-talassemia e l’anemia falciforme, due malattie ereditarie che colpiscono l’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno contenuta nei globuli rossi. Inoltre, CRISPR viene utilizzato nell’immunoterapia contro il cancro. Attualmente, secondo le stime di Jinek, sono in corso un centinaio di studi clinici sull’impiego delle «forbici genetiche» in diverse patologie.
Anche il metodo CRISPR, tuttavia, ha i suoi limiti, tra cui una specificità: CRISPR-Cas9, come le prece-denti forme di terapia genica, a volte taglia il DNA nel punto sbagliato. Ciò può comportare i cosiddetti effetti off-target, che mettono a rischio la salute. Inoltre, questa tecnologia è ancora agli albori e per la sua applicazione clinica è necessario acquisire esperienze di lungo respiro.
Grande potere, grandi responsabilità
Il suo obiettivo è rendere l’uso delle «forbici genetiche» ancora più razionale, efficace e sicuro, sia per le applicazioni mediche, in particolare nel campo delle malattie ereditarie e del cancro, sia per la ricerca di base. «Questa ricerca di base è stata capitale per poter infine sviluppare una tecnologia rivoluzionaria come CRISPR-Cas9. Una ricerca di questo tipo richiede tempo e, di conseguenza, un finanziamento a lungo termine e sostenibile. Ciò è fondamentale per le innovazioni future», conclude Jinek.
A maggior ragione, è orgoglioso di ricevere il Premio Marcel Benoist come riconoscimento per il lavoro svolto finora e per le sue ricerche future. Si tratta di una ricerca che inizialmente mirava semplicemente a mostrare come funzionano i batteri. Da ciò sono già scaturiti importanti campi di applicazione, grazie alle «forbici genetiche». Eppure: «Siamo ancora agli inizi nella comprensione dei batteri come esseri viventi. Chissà quali altre sorprese hanno in serbo per noi».
Estratti tratti e adattati dal testo pubblicato dalla Fondazione Marcel Benoist (autore: Adrian Ritter, reda-zione SilberMedia GmbH).
Il premio scientifico svizzero Marcel Benoist
Il vincitore dell’edizione 2026: Martin Jinek
Martin Jinek, nato nel 1979 a Třinec, nell’odierna Repubblica Ceca, insegna biochimica e dirige un grup-po di ricerca all’Università di Zurigo. Dopo gli studi all’Università di Cambridge, ha conseguito il dottorato presso il Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) di Heidelberg e, successivamente, dal 2007 al 2012, ha svolto attività di ricerca come post-dottorando nel gruppo di ricerca di Jennifer Doudna pres-so l’Università della California a Berkeley. Dal 2013 ha lavorato come professore assistente presso l’Istituto di Biochimica dell’Università di Zurigo e nel 2024 è stato nominato professore ordinario. Martin Jinek ha ricevuto numerosi prestigiosi riconoscimenti per la sua attività di ricerca, tra cui una borsa di studio ERC Starting Grant e una ERC Consolidator Grant del Consiglio europeo della ricerca (risp. nel 2013 e nel 2018), il Premio Friedrich Miescher (2015) e il Premio Cloëtta per la ricerca medica (2026). Nel 2024 è stato nominato membro dell’Organizzazione europea di biologia molecolare (EMBO).
Per ulteriori informazioni sul vincitore del premio e le sue attività di ricerca: https://marcel-benoist.ch/it/vincitore-2026.
La Fondazione Marcel Benoist
Dal 1920 la Fondazione Marcel Benoist premia con cadenza annuale una ricerca di spicco utile per la vita umana, omaggiando così i ricercatori che promuovono l’eccellenza del polo scientifico svizzero. Finora 11 vincitori hanno ottenuto in seguito anche il premio Nobel. Dal 2018 la procedura di nomina e di valutazione dei candidati viene svolta dal FNS per conto della Fondazione Marcel Benoist. Con l’edizione di quest’anno si premia un ricercatore proveniente dall’ambito delle scienze della vita (biologia e medicina).
Cerimonia di premiazione a Palazzo federale
La cerimonia di premiazione (insieme a quella per l’assegnazione del Premio Latsis) si terrà il 5 novem-bre 2026 a Palazzo federale. I presidenti delle rispettive fondazioni consegneranno i premi in presenza del presidente della Confederazione Guy Parmelin e del presidente del Consiglio degli Stati Stefan En-gler.